Archivio personale: Sigfrido Ranucci e Maurizio Torrealta ricevono a Viareggio, il 29 novembre 2005, il premio “Cronista dell’anno”.
Notizia improvvisa al mio risveglio. Un attentato, un atto di intimidazione, a Sigfrido Ranucci conduttore della rubrica Report, l’auto distrutta da un ordigno esploso davanti a casa sua.
Un salto in avanti, vedo. Al di là alle minacce che da anni colleziona per il suo lavoro di cronista da sempre impegnato in inchieste scottanti.
Perché i giornalisti liberi non hanno vita facile, qua nel nostro Paese.
Velocissimo l’editoriale pubblicato da PeaceLink. Vicini in simbiosi per cronache scomode e verità scavate nel profondo, un affetto a distanza al di là degli ideali comuni.
E riporto anche quanto scrisse, quasi 20 anni fa, la cara e compianta amica Nadia Redoglia. Uno sguardo dettagliato su quanto Ranucci e colleghi svelarono – ai tempi del canale allora indipendente di Rainews24 – tra le pieghe dei servizi embedded dei media.
Quanto durerà la nostra civiltà? E soprattutto, quanto della nostra storia, della nostra cultura, delle testimonianze di vita sociale, racconti, vicende umane e collettive, potranno i posteri scoprire?
Se dai millenni trascorsi abbiamo reperti e scritti, graffiti, immagini e via così, saprà invece la nostra tecnologia conservare memoria di chi eravamo? Il dubbio assale.