Ritratti di donne

Da Marzia Schenetti, storie di donne – dallo spettacolo civile alla testimonianza scritta. E una campagna di sottoscrizione per far nascere questo suo libro

Dall’amica Gulala ricevo questo annuncio via Whatsapp. La scrittrice e artista Marzia Schenetti ha appena avviato un progetto per la pubblicazione del suo ultimo lavoro, che – qui da lei descritto – “racchiude  il mio percorso di questi ultimi anni, alla ricerca di storie di donne che rappresentano, seppure in diversi periodi storici, e in diversi contesti sociali, caratteristiche quali, il coraggio, la ribellione, la giustizia, il sacrificio, la forza, la resistenza e la resilienza, delle donne.”

Anche la storia di Gulala Salih è lì raccontata; rappresentante dell’Associazione Kurdistan Save the Children in Italia, ha mostrato sempre la sua forza e il suo impegno sia nel suo passato combattente che come ponte adesso tra la terra delle sue origini, il Kurdistan iracheno, e diverse iniziative che nel nostro Paese si intraprendono. E’ così venuto spontaneo, per me, il volere appoggiare e divulgare questa campagna, sperando che possa trovare vivaci sostenitori in questo passaparola telematico e non.

Nella pagina del sito di crowfunding “Produzionidalbasso” a lei dedicata la descrizione dell’opera è precisa e dettagliata. “In questi anni ho incontrato partigiane, antifasciste, ho incontrato lavoratrici, disoccupate, vittime di violenza e donne in carcere, vittime di mafia e combattenti contemporanee, ho incontrato donne semplici e donne difficili, ma le ho incontrate per merito di altre donne” e quindi il lavoro dell’opera s’è svolto via via a più mani col contributo di tante persone che l’hanno aiutata nella ricerca.

Varie tematiche riuniscono la raccolta delle testimonianze, Donne e lavoro, Donne e resistenza, Donne e coraggio. Un lavoro che trae le sue origini dall’omonimo spettacolo civile realizzato lo scorso anno e promosso da diverse organizzazioni e associazioni – CGIL, ANPI e altre. Adesso questa impronta scritta può diventare ancora di più veicolo di riflessione, “non solo un documento importante di memorie, ma anche quel filo rosso che può permettere ancora oggi di far risaltare la grandiosità della parola ‘relazione'”.

Da promuovere e divulgare!

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Produzione delle armi nucleari. Le aziende coinvolte

ICAN, assieme all’Organizzazione PAX, ogni anno presenta un elenco delle aziende che in vari modi contribuiscono alla produzione di armi nucleari. Un articolo redatto dall’agenzia internazionale Pressenza traduce in italiano questo elenco di industrie “in lista nera” che quest’anno conta 28 aziende, per la maggior parte negli Stati Uniti ma con una presenza ragguardevole anche in Europa (una delle quali risiede nel nostro Paese).

Rimando alla pagina descrittiva nel sito di Pressenza, che porta nei dettagli quanto da esse viene prodotto, in pratica la loro posizione nel coinvolgimento nella filiera del nucleare militare.

C’è da sospirare di sollievo nel vedere che nel nostro Paese vi è solo un’industria coinvolta nel meccanismo degli armamenti atomici? Direi di no! ché anche noi di fatto siamo a contribuire nel processo di ammodernamento di armi atomiche, in questo caso francesi.

Private companies and the nuclear weapons industry

Il report originale

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LIBERAZIONE

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Il 25? in fondo a sinistra

Ma svoltando a destra c’è il buio…

Da Mauro Biani (fonte: www.maurobiani.it)

E’ deformazione mentale, deformazione culturale? Segno di questi tempi bui? Ma sì, mettiamola a sinistra, anzi in fondo a sinistra, questa celebrazione del 25 aprile. Ed ecco qui relegata la memoria di quanti lottarono e morirono per liberare l’Italia dal nazifascismo. Ecco l’etichetta di “comunismo” a chi, per amore della giustizia e della verità, non si può allineare (e come?) con il pensiero dei nuovi poteri nel nostro Bel Paese.

Mi sovviene la memoria di come la stessa etichetta venisse attaccata, nei paesi dell’America Latina, anche a chi comunista non era; anche a sacerdoti con la missione e la volontà di essere vicini agli ultimi, vicini al popolo. E come pure – sebbene spesso con altro nome – in tanti altri Paesi disseminati qua e là nel nostro pianeta, che fan sembrare la nostra quasi un’oasi di libertà.

Teniamocela però stretta, eh! Teniamo il ricordo, segniamo nelle nostre agende personali date e racconti e memoria del passato tragico.

E la memoria del 25, non va lì buttata a sinistra. Non è retorica noiosa da far passare a mò di festa o di “derby” tra fazioni del politicamente nostrano. E sì, è da coltivare come un fiore.

Come la preziosa matita dell’amico Mauro Biani ha saputo oggi svelare, riempire di colori e di speranza.

Coltiviamo questo seme di libertà, diamogli acqua e concime. Anche in questi tempi di buio e di siccità.


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