Sbaglio o qualcuno parlava di Dio?

Si avvicina la Pasqua, e per una volta non mi son sentito di fare il serioso predicatore…
Ecco un testo umoristico, arrivatomi per vie traverse 🙂 che ci crediate o no.In ogni caso, è anche col sorriso che si arriva a riflettere e a crescere…

(ricevo – non posso dire la fonte, non è per vie materiali e neppure telematiche – e volentieri inoltro… 🙂 )

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Eccoci… che mi ronzan di nuovo le orecchie. E Dio di qua, e Dio di là, e Dio c’è e no che non c’è… almeno son compiaciuto che laggiù presso di voi ve lo ricordate ancora, il mio nome, anche se ciascuno a modo suo; chi a chieder favori, chi impossibili miracoli, chi negandomi e chi addirittura facendosi saltare in aria con l’esplosivo, o istigando le folle per attentati e guerre sante.
E tutto a nome mio. Che poi mi chiamate in tante lingue, e pure azzuffandovi tra di voi, e il MIO Dio l’è meglio, e il vostro l’è una patacca, il MIO è unico e irripetibile e inscindibile e via così…

E no, adesso calmini, vé; e chi ve l’ha dato il permesso di sentenziare tutti a nome mio? vabbé che siete nella epoca della pirateria multimediale, ma proprio per questo ci ho da tenermelo stretto, il copyright del mio Essere onnipotente. Anche se, lo ammetto, sono assai timido a mostrarmici in pubblico, specie in questi ultimi tempi, e forse me ne pento un pochettino. Fossi stato un po’ più presente, chissà, non arrivavate a combinar tutti sti casini che vi inventate ogni momento, e le guerre e la supremazia del dio denaro (e che è, un altro dio ancora? e ancora non vi basta?), e il portare a destra e a manca quella cosa strana che chiamate democrazia e che a me sembra piuttosto uno scopiazzar di cose trite e ritrite e tutte per dominare ancora di più, altro che quel che insegnava il tal mio figlio che nell’epoca dell’impero romano avevo mandato giù tra voi; o quell’altro, pure esso amico mio, che qualche tempo dopo andava predicando per le sabbie dei deserti arabici, maremma non mi ricordo come lo chiamavate, ah sì sì Maometto. E poi ancora, profeti di qua, maestri di là, e guru e santoni indiani e tutti per tentar di smussarvi idee di predominio della forza bruta rispetto all’essere consapevoli di far parte di quel bel mondo in cui, bontà mia, vi ci avevo messo.

E invece voi, duri, ciuchi e somari. Anzi scrivendo il mio nome e usando il logo del mio figlio (e ancora, chi ve lo ha dato il permesso? “solo per gli scopi previsti dal presente contratto” era scritto in quella clausola piccolina in fondo al Vangelo. Ma si vede che chi lo tradusse dall’aramaico si scordò di legger bene, o era orbo), usando il logo, o il libro del contratto, dicevo, per le vostre ignobili e ripetitive conquiste, ripetitive fino alla noia, che a volte l’essere eterno mi par sia diventata una punizione, a me, e non segno di gloria. Come quando vi sorprendo di nascosto a fissar imbambolati per lunghe ore quel coso lì, la televisione dico, sempre le stesse storie, sempre gli stessi meccanismi di spettacolino da quattro soldi – mentre io sì che ne ebbi, di fantasia, agli inizi quando dal nulla, poff, creai tutto quel ben di dio – letteralmente! – che voi avete intorno! ma ahimé non vi era ancora il pubblico, e l’Auditel ancora da venire…

Allora, dicevo. Fossi stato più presente. E no, che era già nella mia idea originale il darvi la spintarella iniziale e poi giusto una piccola correzione ogni tanto, e la vostra civiltà avrebbe dato l’abbrivio, certo se facevo tutto io chi si divertiva laggiù? chi avrebbe preso in mano le proprie responsabilità, dalla singola persona su su fino al popolo alla nazione e arrivando infine all’umanità tutta – che dico, l’umanità assieme a tutto il resto, animali piante e perfino i sassi e le montagne – a una meravigliosa armonia? Era la mia idea gioiosa, quella sì un exploit di fantasia e di universale completezza del mio io eterno ma nello stesso tempo infinitamente solo… e come sarebbe bello ancora che arriviate da soli, a questa verità, e senza pestarvi i calli come fate ora! e invece voi, duri, ciuchi e somari.

Cavolo non ci potevo credere, a quell’angelo traditore, quello che faceva il bellino davanti allo specchio pavoneggiandosi per vincere il premio di narciso dell’universo! Come se la bellezza fosse tutto, e credo che invece di saggezza, secondo me, ce n’avesse poca. E che dovevo fare, dispiacque ma lo scacciai di malo modo. E da allora eccolo lui il vendicativo, e ti rompo il balocchino nuovo, e ti faccio un cancan della tua creazione, e minacciarmi perfino che “vedrai, agli ultimi tempi, la Bestia divorerà…” , la Bestia capite? dalle stelle alle stalle… e sembra che alfine lui ci si stia mettendo, di buona lena, a rovinarmi il risultato!

E che fo ora? aspetto ancora o mi preparo? Avevo preannunciato tempo fa, sarei tornato a menare un po’ le mani (metaforicamente, ovvia!) e guardando nel cuore di ognuno e facendo finalmente pulizia.
Ma come ho detto prima, mi perderei il gusto del vedere realizzata l’opera mia, e togliendo a voi la soddisfazione di aver trovato finalmente il modo giusto di vivere senza rimbeccarvi ogni momento tra di voi. Ché guardandovi bene, tra scoppi e inganni e cavolate immani, le trovo ancora, le persone che la pensano come me. Magari senza saper neppure come mi chiamo, o credendo di non credere che io credo che voi crediate che il credere sia tutto sommato una credenza.
Bè in parole povere, quelli che hanno ancora il cuore sano e la voglia di giustizia e di viver insieme e non da nemici nel vostro piccolo e popoloso pianeta.
E magari, qualcosa di buono lo riuscite pure a combinare.
E anche se non credete in me, io posso credere in voi.

Via ho deciso, ancora un poco, resto ad aspettare.

P.S. Non mi firmo col mio nome, sennò vi azzuffate di nuovo.

Però rimango nonostante tutto
Il Vostro grande “fan”.

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