La fine della ragione

E alla fine ci si è arrivati. Un risultato decisamente diverso dalle aspettative, una destra al potere neppure mitigata dalla presenza dei moderati dell’UDC che nei passati governi poteva bene o male fare da cuscinetto all’arroganza e al rischio di “riforme” niente affatto benevole verso lo Stato di diritto e la Costituzione.

Alla fine ci si è arrivati, dopo lo sgambetto di poco affidabili “alleati”, venduti o meno che fossero ai nuovi padroni del vapore. Dopo una campagna elettorale in cui il “nuovo” sembrava per davvero essere entrato nel cuore degli Italiani. Dopo il contrasto in TV tra facce sorridenti sotto sfondi colorati, e il riso costruito ad arte nel serioso grigio-nero-azzurro con aria di déja-vu.

Inutili sono adesso i mea culpa e gli interrogativi sul “com’è potuto succedere tutto questo”. Il quasi-rimorso sulle sparate a zero contro il passato governo Prodi - che ha fatto quel che ha potuto, e quel che ha potuto fare l’ha fatto bene. Adesso occorre vigilare.

La bandiera italianaVigilare - e lo sappiamo già - sulla Costituzione.

Vigilare sullo Stato di diritto.

Vigilare sul rischio di erosione delle libertà personali e digitali.

Vigilare sulla nostra memoria storica delle lotte antifasciste e della Resistenza, vigilare sull’integrità della nostra Italia per la cui liberazione innumerevoli persone hanno sacrificato la vita.

Vigilare sulla visione dell’uomo come umano “anima e corpo” e non come macchina da produzione.

La strada diventa faticosa e accidentata. Facciamoci coraggio!

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