Storia che si ripete? Eh sì ahimé!
By delbia on nov 6, 2009 in Politica & Sociale
Anch’io come Mauro Biani son di memoria lunga, e m’è tornato alla mente che già nel 2003, di crocifissi-sì e crocifissi-no se n’è fin troppo parlato. A prescindere dalle convinzioni religiose di ciascuno - visto che viviamo in uno Stato laico e la scuola stessa è per forza di cose aperta a tutti - parrebbe ragionevole, se non lapalissiano, che il simbolo della religiosità cristiana non debba essere obbligo o forzatura nelle aule. Né del resto esiste una legge italiana che ne imponga la presenza, o no?
Eppure il simbolo della morte e del sacrificio di Cristo - che arrivò al suo compimento proprio per lo stridente contrasto tra la sua predicazione nell’amore rispetto alle ipocrisie dottrinali dei sacerdoti del suo tempo - dovrebbe allora non essere motivo di nuovi conflitti e nuove ipocrisie; la fede poi, sia vissuta da ognuno nel proprio silenzio e nel proprio cuore. Ogni atto che urli a presunte certezze di parte, e sia scandalo, quindi, per il vivere sereno di ciascun cittadino, non può davvero brandire la croce di Cristo, sarebbe un controsenso, no?
Un po’ di rispetto davvero non guasta. E nell’umiltà si trovi allora quanto di positivo c’è, nella tradizione e nella religiosità di ciascun popolo. Ne guadagneremo tutti noi.
Invito ancora a riflettere (ad esempio in fondo al mio articolo di allora) sulle parole di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta negli anni 80-90 e sicuramente uno dei più grandi santi del nostro tempo. Un compitino per le prossime ricorrenze natalizie? Può essere un’idea…

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