In nome del popolo??

E’ una litania costante quella espressa dal signor B in questi ultimi tempi.

Egli eletto dal popolo, e pertanto particolarmente da rispettare, non contraddire, non intralciare nel suo lavoro di PdC… Ma è proprio vero?

Trovo interessante quanto l’onorevole Sandra Zampa nel suo sito riporta quale contributo della scrittrice Giancarla Codrignani. Il titolo Quanti hanno perso il senno? si riferisce a quanti di noi italiani, vuoi per svogliatezza o per distrazione o per poco interesse verso la res publica, non siano a conoscenza dei meccanismi istituzionali che puranche solo un anno fa avvennero, all’investitura di chi con tanta foga sta “governando” il nostro Paese. E il lungo articolo, quasi una lezione di Educazione Civica ahimé in fuoricorso, elenca il cosa il perché e il percome pure il signor B non sia stato, in effetti, eletto “dal popolo”; e aggiungendo, a mò di strigliatina al lettore-studente smemorato, “Come mai non rimane impresso nella coscienza comune che la facoltà di governare viene dal Parlamento, dove risiede – in “tutti” gli eletti (opposizione compresa) – la sovranità del popolo?”

Certo viene più semplice assecondare il motivo populista espresso dal personaggio in questione; e con l’attenuante del convincimento subdolo che a confermarlo fosse bastato l’aver trovato presente il suo nome in tutt’uno col logo del partito - perché sì, certamente, dal “popolo” su effigie e nome assieme, venne posta la croce in cabina elettorale.

E allora, non è tanto il senno ad essersi perso nella testa degli italiani, quanto la voglia stessa di informarsi e di conoscere ciò che pur fa parte della nostra vita associativa di cittadini. Se chi torna a casa stanco dal lavoro aspira solo a distrarsi e svagarsi alla luce suadente dei pixel colorati in salotto, la conseguenza naturale è che le manovre della politica - pulita o meno che sia - son delegate senza controllo. Se vengono a mancare gli sguardi vigili del cittadino, la gestione della cosa pubblica non è più servizio ma esercizio di un potere sconfinabile a piacimento per le strade nascoste di un ego personale di superbia, accrescimento abnorme di dané, fino ad arrivare, chssà, alla follia, ad una percezione distorta della realtà.

Alla faccia dei meccanismi di garanzia per il popolo stesso, della Costituzione che è guida e non intralcio, della convivenza civile tra tutti - anche con chi non si allinea nel pensiero - che è ricchezza per tutti e non ostacolo per la propria solitaria e disperata supremazia.

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