Primarie socialiste francesi. Tecnica italiana e marketing americano
By delbia on ott 28, 2011 in Articoli, Politica & Sociale
Da Andrea Misuri, vecchia conoscenza per via dei suoi numerosi articoli spesso qui pubblicati, ecco una testimonianza interessante. Spenti i riflettori sulle recenti Primarie socialiste francesi, queste note raccontano e approfondiscono un importante episodio di vita politica vissuto con partecipazione ed entusiasmo dai nostri vicini d’Oltralpe. Ed è anche uno spunto per confrontare i meccanismi di partecipazione francesi con quanto nel nostro Paese, seppur tra mille tentennamenti, dovrà alla fine avvenire Due meccanismi diversi, e intanto le Primarie d’Oltralpe hanno mostrato tutta la loro correttezza e serietà.
François Hollande è il vincitore delle primarie socialiste francesi con il 56,6 per cento contro il 43,4 di Martine Aubry. E’ stato detto, la migliore vittoria possibile. Netta ma non umiliante per la sfidante. Una legittimazione popolare da gestire evitando la spaccatura del Partito.
Il giorno del ballottaggio sono a Reims. L’occasione è utile per comprendere meglio le primarie alla francese. I perché della scelta e le differenze con il modello italiano. E’ pomeriggio, le notizie che arrivano dai 10.500 seggi elettorali del Paese, rispetto al primo turno indicano un’impennata nel numero dei votanti. Alla fine saranno 2.860.157, con un incremento del 7,3 per cento. Virginie Coёz è la responsabile dell’organizzazione delle primarie per il Dipartimento della Marne. Insieme a Gerard Rivelli e Dominique Calio, mi riceve nella sede del Partito, al 51, rue Thillois, dove tra poche ore confluiranno i risultati locali. C’è emozione tra i presenti, motivati e sorridenti, in attesa dei risultati dello scrutinio. Sono i giovani volontari che il sabato mattina avevo incrociato al mercato di Boulingrin, mentre distribuivano materiale elettorale. Che riempie ancora tavoli e scaffali. I manifesti e i volantini ci rimandano le facce sorridenti di giovani, anziani, donne e uomini che invitano “a dare un nome al cambiamento”.
Virginie Coёz è assessore alle Discriminazioni Sociali di Reims. Amministrazione socialista a prevalenza rosa guidata da Adeline Hazan, sindaco donna determinata. Ha vinto in una città conservatrice, sfruttando le divisioni del campo avverso. Anche la mia giovane interlocutrice, modi informali, golf rosa e jeans, i capelli biondi raccolti, è dotata di una forte personalità, appassionata di regole e dei percorsi democratici della rappresentanza.
“Perché le primarie?”.
“E’ stata un’operazione di marketing della comunicazione. Tecnica italiana e comunicazione americana – mi risponde l’assessore – Dopo la vittoria di Sarkosy del 2007, il PS aveva bisogno di voltar pagina”.
Proprio a Reims nel 2008 si svolse il Congresso della rinascita, che indicò in Martine Aubry la segretaria in grado di guidare il Partito alla sfida del 2012. C’era da riportare la fiducia e la voglia di battersi ad una base delusa. D’altro canto, con la sconfitta alle presidenziali, erano tornate in discussioni le modalità della scelta di Sègoléne Royal. Una campagna sui mass media che aveva portato la candidata sotto la luce dei riflettori imponendola a una dirigenza di partito recalcitrante. Le tossine entrate in circolo nel corpo del Partito, che ogni sconfitta porta inevitabilmente con sé, avevano bisogno di essere combattute con una netta inversione di marcia. Un lungo percorso, cominciato con il dibattito all’interno delle sezioni sulla scelta della primarie. Continuato un anno fa con l’attivazione di una scuola di partito per i volontari e riversatosi poi all’esterno in un capillare porta a porta sull’intero territorio nazionale. Una mobilitazione che ha portato all’alto numero di votanti di oggi, ben superiore al milione. Cifra minima dalla quale si partiva inizialmente per poter cantar vittoria e parlare di successo dell’esperimento di partecipazione democratica alla scelta della rappresentanza politica alla carica più alta.
Come si sono scelti i candidati? La selezione è stata messa nelle mani di grandi elettori. Ciascun candidato ha dovuto raccogliere le firme di cinquecento proponenti, persone elette nelle istituzioni. Questa la prima, sostanziale differenza con il sistema all’italiana.
“Un numero sufficientemente alto per evitare candidature non all’altezza del compito – interviene Gerard Rivelli, arrivato qui dalla provincia di Potenza all’età di tredici anni, uno dei tanti italiani che a Reims formano una comunità perfettamente integrata – Un rischio che non potevamo correre”.
La conversazione prosegue, marcando le differenze sul piano organizzativo e logistico delle primarie in Francia e in Italia.
“Quando è stato possibile, abbiamo dato l’opportunità agli elettori di votare nel seggio dove si recano abitualmente – mi precisa Virginie Coёz – A Reims sono stati aperti 17 seggi anziché i 94 delle elezioni tradizionali. Si è votato, qui come in tutta la Francia, nell’Hôtel de Ville (il nostro Palazzo comunale) e nelle scuole pubbliche. Pagando, come Partito, le spese per l’uso dei locali. Per organizzare le primarie – continua – la consegna delle liste elettorali da parte dei sindaci si è rivelata uno scoglio più arduo del previsto. Contrastata, da parte della destra, con una campagna serrata di denuncia della violazione della privacy e dei diritti dei cittadini. In questo Dipartimento, sei sindaci su seicentoventi si sono rifiutati di collaborare. Nonostante le pressioni di prefetto e Ministero dell’Interno. Comuni agricoli dello Champagne di poche centinaia di abitanti. Si va dai 167 di Bouilly ai 745 di Mailly Champagne. Qui gli elettori hanno dovuto presentare, oltre al documento d’identità, anche il certificato elettorale per attestare il loro diritto al voto”.
Una resistenza di rappresentanti delle istituzioni locali, quindi, infinitesimale nei numeri. Ma segnale da non sottostimare dei timori portati dal vento nuovo delle primarie nella Francia conservatrice più profonda. E questo nonostante che la garanzia della privacy e della legalità nell’esecuzione del diritto all’espressione del voto sia stata pienamente tutelata. Tanto che al momento della chiusura di ciascun seggio, le liste dei votanti sono state prese in consegna da un huissier de justice. Un dipendente del Ministero della Giustizia con funzioni notarili. Il compito: cancellare ogni traccia riconducibile a coloro che avevano votato. Per il Dipartimento della Marne, le scatole con le liste elettorali sarebbero state sigillate la sera stessa proprio qui, nella stanza dove stiamo parlando. Coёz si alza e mi indica la nuova serratura della porta che si affaccia sul cortile interno della sede socialista.
“Per evitare ogni dubbio – precisa – abbiamo cambiato la serratura”.
La mattina dopo, accompagnate dall’huissier, le scatole con le liste elettorali sarebbe state portate a Parigi per la distruzione. Virginie Coёz mi mostra una penna nera, la forma di una stilografica. In dotazione a ciascun presidente di seggio, contiene un chip. Usata per registrare il numero dei votanti, i risultati e i soldi raccolti nel seggio (almeno un euro per elettore), la memoria incorporata permetterà di avere risultati incontrovertibili, al netto di illazioni.
“In futuro seguirete la strada italiana delle primarie per la scelta dei sindaci e dei parlamentari?”
Alla mia domanda, Coёz mi comunica tutto il suo scetticismo. Ben comprensibile in un Paese dove – a differenza del nostro e del dibattito in corso da noi – le preferenze non sono mai esistite a nessun livello. Sono escluse dal modo stesso di votare. Per qualsiasi tipo di elezione, l’elettore francese trova all’ingresso del seggio le schede impilate. Tante quanti sono i partiti o i candidati (come nel caso delle primarie). Deve prenderne almeno due, infilando poi nell’urna quella del partito o del candidato di riferimento. Niente di comparabile con il nostro sistema delle preferenze. Con lo scrivere sulla scheda il cognome del candidato con il lapis.
La conversazione è terminata. Dopo un paio d’ore, alle 19,00, con la chiusura dei seggi sarebbero cominciati ad affluire i risultati. Tra i presenti, l’ottimismo per il lavoro comune di questi mesi si tocca con mano. Al di là del candidato di ciascuno. A distanza di qualche giorno, i primi sondaggi indicano che François Hollande, “l’uomo tranquillo” scelto dagli elettori per contrastare un Sarkosy sempre meno amato, è nettamente in testa. Certamente, da qui al 22 aprile 2012 può succedere di tutto. Comprese rimonte le più difficili. Il candidato socialista dovrà entrare nel merito delle sue proposte, al momento ancora vaghe. Sulla riforma del welfare ma soprattutto sul ritorno della pensione a 60 anni. Argomento, quest’ultimo, che potrebbe interessare da vicino anche noi, proprio nelle ore in cui si parla di un innalzamento della vita lavorativa a 67 anni. E poi Nicolas Sarkosy è avversario ostico. Dotato di carisma, al pari di Berlusconi dà il meglio di sé nelle campagne elettorali. Ma intanto, la strada intrapresa dal PS con la scelta delle primarie e con il rinnovato impegno di tanti francesi alla partecipazione pubblica, sembra quella giusta per tornare alla guida del Paese.

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