Ritornando dai confini orientali

Certo, c’è storia e storia. C’è la storia che si impara a memoria, date ed eventi in noioso elenco dai libri scolastici – che tanto varrebbe leggere “fuori orario” da qualche manuale – e c’è quella che si apprende in modo più concreto e appassionato, quasi da giornalismo investigativo, attraverso percorsi didattici sviluppati da docenti illuminati e da allievi coinvolti e interessati.

Questo è quanto inizio ad appuntare nel web, uscito fresco da un’esperienza che è risultata coinvolgente e appassionante anche al sottoscritto cronista, ritornato anch’esso – seppur in modo virtuale – dai “confini orientali” che si formarono tra Italia e l’allora nascente Yugoslavia al termine dell’ultimo conflitto mondiale. E intrecciando il racconto con ricordi anche personali (sì è vero, le mie origini partono anch’esse da lì!) nella tragedia che colpi le popolazioni italiane residenti da secoli in quei luoghi poi spartiti tra i vincitori e affidati al potere di Tito.

Un “giorno del ricordo” che da pochi anni esce dall’oblio,  su vicende che furono oggetto anche di strumentalizzazioni e ricostruzioni di parte. Anche per questo, per capire coinvolgendosi nella storia, ecco la “gita scolastica” molto particolare, organizzata dal prof. Dell’Olio dell’ISIS “Leonardo da Vinci” di Firenze e dai suoi studenti. Un tour a prima vista turistico ma che ha potuto incunearsi nella vita e nelle memorie di quei luoghi, arrivando alla fine ad un risultato concreto: un libro di prossima pubblicazione.

“Nemico del popolo”, ecco il suo titolo. La storia di un italiano comunista, idealista, antifascista, perseguitato dal fascismo ai tempi di Mussolini ma anche, poi, dal regime instaurato laggiù all’arrivo di Tito. Da un “comunismo” che sbriciola il suo ideale per cui egli ha combattuto e sofferto, e che nello stesso tempo distrugge quanto della cultura e tradizione istriana e “veneziana”, in quelle terre ancora prova a sopravvivere.

Ospiti della conferenza, oltre al prof. Dell’Olio attento moderatore e ai suoi allievi, l’esule rovignese Giuseppe Devescovi, adesso a Firenze ma con una vita ricca di ricordi (e segnalo come tanti ex-istriani  o dalmati si trovino nella città toscana, fuggiti come tanti e qui insediati soprattutto nella zona Oltrarno dell’Isolotto), e il prof. Roberto Spazzali, invitato da Trieste come co-autore di un altra pubblicazione in tema, “Istria Quarnero Dalmazia” (edita dalla Libreria Editrice Goriziana e dall’IRCI), documento didattico che ripercorre le tappe della regione, fin dall’antica appartenenza alla Repubblica Veneta e poi via via in avanti, attraverso le vicende dei due conflitti mondiali che ne ridisegnarono profondamente i confini.

Scuola e non solo. Il gruppo di studenti dell’ISIS di Firenze ha nuovamente fatto centro in un’iniziativa culturale che disegna in modo diverso la formazione didattica (ricordo un precedente incontro, svolto nell’anno passato, in cui si esaminavano in modo sia didattico che critico i pro e i contro della recente nuova spinta al “nucleare civile”). Sono momenti da valorizzare e da ripetere (e chissà che non diano un buon esempio anche ad altri docenti illuminati!) capaci di rendere in definitiva l’allievo più attento, maturo e interessato alle problematiche dell’epoca attuale, oltre che consapevole (come in questo caso) che per conoscere non basta l’apprendimento ma, se possibile, anche l’esperienza diretta. Il racconto e la testimonianza di chi ha vissuto le complesse vicende della nostra fragile Italia, nell’immediato dopoguerra e fino a oltre gli anni 50, è qui diventato terreno fertile per un lavoro di indubbio valore civico.

N.B. L’articolo originale è pubblicato nel sito di Peacelink. Qui trovate la pagina delle immagini.

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